martedì 1 dicembre 2009

Dialoghi con l’elefante rosa

Paul Mac Cartney nella canzone Let It Be cantava le seguenti parole “When I find myself in times of trouble Mother Mary comes to me” che tradotto in italiano significa pressapoco “Quando cerco me stesso in periodi difficili Madre Maria viene da me” io invece quando attraverso i miei momentucci no spesso bevo un drink di più.
Intorno al settimo martini di solito mi appare su una spalla un elefante rosa con cui affronto discussioni impegnate.
Ultimamente mi ha ricordato le parole del filosofo italiano Salvatore Natoli che analizza in modo preciso e puntuale il significato e il concetto di valore etico:

Valore è un termine che appartiene originariamente al linguaggio economico e che poi trapassa in quello etico.
Infatti un tempo il linguaggio morale impiegava ben altre parole, soprattutto "bene" e "male", quando il "bene" era qualcosa di oggettivo e riconoscibile, non qualcosa di soggettivamente valutabile.
Con la modernità emerge sempre più il soggetto come titolare della libertà e del giudizio.
Il "bene" e il "male" dipendono dalla sua valutazione, e il "bene" si trasforma in valore, che, proprio perché valutabile, si relativizza.
Con la secolarizzazione della società e il crollo delle ideologie, si dissolve, pressoché definitivamente, il riferimento alla universalità del valore.
Il valore residuo, non l'unico, ma quello più celebrato diventa la libertà in tutte le sue accezioni, che, nella sua formulazione più estrema, come assenza di vincoli, rischia di risolversi nella dissoluzione di ogni valore.
Questa condizione non è di per sé condannata alla catastrofe, ma, al di là del "bene" e del "male" non significa affatto che si può fare a meno dei valori, ma indica al contrario un compito più alto: saper ricostruire.
La pretesa dell'incondizionato: quella sì che è catastrofica. Si pretende di riscattarsi nel tempo.
Di qui l'apologia dell'istante.
Al contrario, bisogna fare i conti con il tempo.
È misura e segno della finitezza, che è soprattutto reciprocità.
L'etica ha la sua misura nel rapporto con l'altro.
Incontrarsi per via è sentirsi reciprocamente obbligati, di più: divenire amici.

Spero che chi legga faccia tesoro di queste considerazioni e non mi ritenga troppo palloso.
Come scusa potrei sempre dare la colpa all’elefante!

Elio

lunedì 30 novembre 2009

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto


“Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” è probabilmente il film più politico del cinema italiano e certamente il più significativo sotto l’aspetto storico e sociale.
Diretto da Elio Petri nel 1970, sceneggiato dallo stesso Petri con Ugo Pirro, accompagnato dalle musiche di Ennio Morricone e uscito nelle sale in quello stesso anno, ha avuto un’accoglienza a dir poco traumatica.
A causa della sua forte componente critica sui metodi adottati in quegli anni dalle forze dell’ordine infatti, la polizia denunciò immediatamente il film al sostituto procuratore della repubblica di Milano Caizzi, il quale però non ritenne opportuno procedere.
Da quel momento l’eco del messaggio politico spinse il film verso il successo.
A Roma, per esempio, furono anticipate le prime proiezioni pomeridiane e prolungate quelle serali.
A conferma della grande presa che il film ha avuto su pubblico e critica poi, bisogna ricordare che “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” ha ottenuto numerosi riconoscimenti sia a livello nazionale che internazionale.
Nel 1970 infatti ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero, il Gran Premio della Giuria a Cannes e a Gian Maria Volonté è andato il David di Donatello come migliore attore.
Nel 1971 invece, Elio Petri, Gian Maria Volonté e Ugo Pirro, rispettivamente regista protagonista e sceneggiatore del film, hanno vinto un Nastro d’argento.
Personaggio principale del film è il capo della squadra omicidi di Roma interpretato dallo straordinario Gian Maria Volonté, che, nel giorno della sua promozione, uccide l’amante, interpretata dall’appassionata, stravagante e sensuale Florinda Bolkan, nel corso di un gioco erotico.
Certo di essere al di sopra di ogni sospetto in virtù della posizione di potere che occupa, Volontè, semina volutamente tracce e indizi a proprio carico.
Come previsto, le indagini intraprese dai colleghi della omicidi non lo toccano, ignorando le sue evidenti provocazioni.
Soltanto Antonio Pace, uno studente fermato per un attentato dinamitardo alla questura, personalmente “interrogato” dall’ispettore, in privato, ha il coraggio di dirgli che lo riconosce come assassino della donna, ma non lo denuncia e viene rilasciato.
In preda a un delirio autopunitivo, l’ispettore consegna ai colleghi della omicidi una lettera di confessione.
Quindi rientra a casa e, nella sua fantasia malata, immagina le diverse conclusioni della vicenda.
Questo film ha un valore di testimonianza immenso, chiunque può, rivedendolo oggi, farsi un’idea di quello che era il clima di quegli anni, con il Sessantotto ancora caldo e gli anni delle nuove battaglie studentesche e soprattutto quelli del terrorismo ancora da venire.
Immenso Gian Maria Volonté che, nei panni del capo della squadra omicidi, ci ha lasciato una mostruosa interpretazione, sicuramente tra le più sentite, sincere e studiate dell’intera storia del cinema italiano.
È grazie anche ai suoi movimenti, alla sua voce, al modo in cui si rapporta con i suoi sottoposti, ai suoi gesti che il film acquista credibilità e suggerisce il suo messaggio politico senza alcuna ambiguità e con la dovuta convinzione.

mercoledì 18 novembre 2009

Versilia in musica [4]

Provengono da Massarosa, zona particolarmente attiva in campo musicale, gli autori del disco di cui parlerò in questa nota.
11 gen 09
a Fabrizio De Andrè
Paolo & Jan


Paolo Pardini, Jan Rafael Tvrdy
11 gen 09 a Fabrizio De Andrè Paolo & Jan (2009)
Autoproduzione
10 brani – Durata 41’ 56’’

È uscito nel mese di settembre del 2009, dopo “Il disordine dei sogni” del 2005 ormai esaurito, un CD, “11 Gennaio 09”, in cui Paolo Pardini, chitarrista e cantante dei Kinnara, cover band De Andreiana proveniente da Massarosa, paese dell’entroterra toscano vicino al mare di Viareggio, e il violinista tedesco di origine prussiane Jan Rafael Tvrdy, reinterpretano, con insolito spirito filologico, alcuni brani di Fabrizio De Andrè a dieci anni dalla sua scomparsa.
La tracklist di quest’album, un mix di arrangiamenti moderni ed estremamente originali opera di chitarra e violino, che fanno da sfondo alla voce di Paolo dal timbro molto simile a quella di De Andrè, è composta da dieci tracce che ripercorrono a grandi linee il repertorio del. grande poeta e musicista genovese.
A dimostrazione di quanto detto si nota come a brani famosi come “La guerra di Piero”, “Via del campo” e l’immancabile “La canzone di Marinella”, si contrappongono pezzi meno noti come “Il sogno di Maria – Ave Maria”, “Inverno” e “Hotel Supramonte”, tutti rigorosamente eseguiti da chitarra, violino e voce.
All’interno di questo disco, non si può non apprezzare il talento di Jan Rafael Tvrdy, musicista d’impostazione classica, che ha saputo adattare il suono del suo violino ai brani di De Andrè inquadrandosi in un percorso di rimodernamento degli arrangiamenti cominciato dalla PFM nei famosi concerti del ‘79.
Un altro punto a favore di questo CD è l’apporto di Paolo la cui simbiosi vocale con Fabrizio De Andrè deriva da infiniti ascolti di pezzi del cantautore genovese.
Ricorda infatti Sergio, fratello molto più grande di lui e manager dei Kinnara, che lo “costringeva”, a quattro anni, ad addormentarsi con “Fila la lana”, “Il re fa rullare i tamburi” e con “La guerra di Piero”.
Nonostante la registrazione casalinga, arricchita però dai mixaggi professionali, quest’opera si fa apprezzare per un suono limpido e chiaro che comunica grande energia ed emozioni e rende l’ascolto estremamente piacevole.
Alla luce di quanto scritto si può affermare, senza paura di smentite, che questo sia un disco che ogni appassionato dell’arte di De Andrè e di musica leggera italiana non potrà non apprezzare.

sabato 14 novembre 2009

La democrazia secondo Giorgio Gaber e Sandro Luporini


Dopo anni di riflessione sulle molteplici possibilità che ha uno Stato di organizzarsi sono arrivato alla conclusione che la democrazia è il sistema più democratico che ci sia.
Dunque, c'è la democrazia, la dittatura… e basta. Solo due. Credevo di più.
La dittatura in Italia c'è stata e chi l'ha vista sa cos'è, gli altri si devono accontentare di aver visto solo la democrazia.
Io, da quando mi ricordo, sono sempre stato democratico, non per scelta, per nascita.
Come uno che quando nasce è cattolico, apostolico, romano.
Cattolico pazienza, apostolico non so cosa vuol dire, ma romano io?!...
D'altronde, diciamolo, come si fa oggi a non essere democratici?
Sul vocabolario c'è scritto che "democrazia" significa "potere al popolo".
Sì, ma in che senso potere al popolo? Come si fa? Questo sul vocabolario non c 'è scritto.
Però si sa che dal 1945, dopo il famoso ventennio, il popolo italiano ha acquistato finalmente il diritto al voto. È nata così la "Democrazia rappresentativa" che dopo alcune geniali modifiche fa sì che tu deleghi un partito che sceglie una coalizione che sceglie un candidato che tu non sai chi è, e che tu deleghi a rappresentarti per cinque anni, e che se lo incontri ti dice giustamente: "Lei non sa chi sono io!".
Questo è il potere del popolo. Ma non è solo questo.
Ci sono delle forme ancora più partecipative.
Il referendum, per esempio, è una pratica di "Democrazia diretta"... non tanto pratica, attraverso la quale tutti possono esprimere il loro parere su tutto.
Solo che se mia nonna deve decidere sulla Variante di Valico Barberino-Roncobilaccio, ha effettivamente qualche difficoltà. Anche perché è di Venezia.
Per fortuna deve dire solo "Sì" se vuol dire no, e "No" se vuol dire sì. In ogni caso ha il 50% di probabilità di azzeccarla.
a il referendum ha più che altro un valore folkloristico perché dopo aver discusso a lungo sul significato politico dei risultati… tutto resta come prima e chi se ne frega.
Un'altra caratteristica fondamentale della democrazia è che si basa sul gioco delle maggioranze e delle minoranze.
Se dalle urne viene fuori il 51 vinci, se viene fuori il 49 perdi.
Dipende tutto dai numeri. Come il gioco del Lotto. Con la differenza che al gioco del Lotto, il popolo qualche volta vince, in democrazia... mai!
E se viene fuori il 50 e 50? Ecco, questa è una particolarità della nostra democrazia.
Non c'è mai la governabilità. È cominciato tutto nel 1948. Se si fanno bene i conti tra la Destra – DC, liberali, monarchici, missini… – e la Sinistra – comunisti, socialisti, socialdemocratici, ecc. – viene fuori un bel pareggio.
Da allora è sempre stato così, per anni! Eh no, adesso no, adesso è tutto diverso.
Per forza: sono spariti alcuni partiti, c'è stato un mezzo terremoto, le formazioni politiche hanno cambiato nomi e leader.
Adesso… adesso non c'è più il 50% a destra e il 50% a sinistra.
C'è il 50% al centro-destra e il 50% al centro-sinistra. Oppure un 50 virgola talmente poco… che basta che uno abbia la diarrea che salta il governo.
Non c'è niente da fare. Sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato.
E ha ragione.
Ha paura che se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittaturadi Sinistra. Se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di Destra. La dittatura di Centro invece... quella gli va bene.
Auguri!!!
Per chi volesse ascoltare una clip audio di questo testo:

sabato 7 novembre 2009

Il castello errante di Howl

In questi giorni, costretto a casa dalla febbre alta, mi sono visto per l'ennesima volta uno dei capolavori del maestro dell'animazione giapponese Hayao Miyazaki.

Anno di produzione: 2004
Nazione: Giappone
Casa distributrice: Lucky Red
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Musiche: Joe Hisaishi
Produzione: Studio Ghibli
Soggetto originale: dal romanzo di Diana Wynne Jones
Durata: 119 minuti

È uscito in anteprima mondiale alla mostra del cinema di Venezia del 2004 e dal 9 settembre 2005 in tutti i cinema, l’ultimo capolavoro del maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki: “Il castello errante di Howl”.
Questo film come i suoi predecessori è caratterizzato da un tratto inconfondibile, personaggi e costruzioni che sono un marchio di fabbrica e storie che hanno sempre più livelli di lettura, ma un denominatore comune: la poesia.
“Il castello errante di Howl” è ispirato al romanzo della scrittrice inglese Diana Wynne Jones e riprende tutte le tematiche che hanno popolato i precedenti lungometraggi del regista giapponese: un’ambientazione decisamente europea in un’epoca indefinita in cui la tecnologia si fonde con la magia, i costumi dei personaggi in stile, l’accoppiata dei due protagonisti con uno quasi selvaggio e l’altro più razionale, il gusto per i costrutti giganti dalle forme composite, il dito puntato contro una tecnologia che può essere fonte di distruzione.
Una novità, è rappresentata invece dalla valorizzazione degli anziani, concetto molto giapponese che forse dovremmo far maggiormente nostro.
Questa brevemente è la trama del film: Sofie è una ragazza con una vita piuttosto grigia che si trova per caso sulla strada di Howl, un giovane mago dagli incredibili poteri.
Questa casualità la rende il bersaglio di una maledizione della perfida Strega delle Lande Desolate che la trasforma in una vecchia ottuagenaria.L’unica speranza per Sophie è quella di ritrovare Howl per farsi liberare, ma il giovane mago abita in un castello errante che cambia continuamente posizione.
Sophie sarà così costretta a mettersi in viaggio, mentre la guerra imperversa tra il suo Regno ed il Paese confinante, ma soprattutto a sperimentare cosa vuol dire non esser più giovani e non poter contare sulle sole forze fisiche.
Grazie ad una nuova determinazione Sophie raggiunge il castello ed inizia a vivere accanto al mago, al suo apprendista ed a un demone del fuoco, senza poter rivelare la sua vera natura.
Sarà l’occasione per leggersi dentro ed iniziare ad apprezzare cose a cui non aveva mai dato la dovuta importanza.
L’ esperienza della vecchiaia da parte della protagonista, è una parte importante del film, con cui Miyazaki si propone dichiaratamente di tentare una risposta all'interrogativo: esiste l'animazione per gli anziani?
I disegni dello Studio Ghibli sono curatissimi ed i personaggi approfonditi tanto che, per spessore e drammaticità, sembra di essere di fronte ad attori in carne ed ossa.
La musica di Joe Hisaishi, compositore che lavora con Miyazaki fin dal primo film prodotto dallo Studio Ghibli, è come al solito densa di pathos e molto adatta ad accompagnare lo svolgimento del film, che saraà spunto di riflessioni filosofiche per gli adulti e di divertimento per i bambini, anche se il lungo finale non è propriamente di facile letturaIl castello errante di Howl, in concorso alla Mostra, è uscito in Italia nel settembre 2005, distribuito da Lucky Red.

giovedì 5 novembre 2009

Il caso dell’uomo che ha assunto 40.000 pasticche di ecstasy

In questo post voglio riportare un articolo tratto dalla rivista Psychosomatics che tratta degli effetti devstanti dell'ecstasy.
Ragazzi leggete e riflettete.


I medici del St George’s Medical School di Londra che per primi hanno ascoltato il suo racconto hanno stentato a credere alle proprie orecchie.
Il suo caso clinico, presentato sulla rivista Psychosomatics, potrebbe tuttavia aiutare a chiarire una volta per tutte quali sono gli effetti collaterali a lungo termine indotti dall’MDMA, il principio attivo dell’ecstasy.
Mister A, così come soprannominato dai medici, ha 37 anni ed ha iniziato a fare uso di ecstasy all’età di 21 anni, assumendo una media di 5 pasticche di MDMA per weekend per i primi due anni.
Gradualmente, Mister A ha aumentato il suo consumo di ecstasy fino ad arrivare a una media di 2 pasticche e mezzo al giorno per i successivi 7 anni, al termine dei quali l’uomo ha deciso di abbandonare improvvisamente il consumo di droga in seguito ai numerosi casi di collasso cardiocircolatorio accusati durante il giorno.
Durante i primi mesi di astinenza, Mister A è rimasto sotto l’effetto della droga e la sua condizione fisica più che precaria lo ha costretto a letto per la maggior parte del tempo.
“È venuto da noi dopo che aveva deciso che non sarebbe potuto andare in nessun altro posto”, ha dichiarato Christos Kouimtsidis, psichiatra presso l’ospedale londinese che h avuto in cura l’uomo per cinque mesi.
La condizione clinica di Mister A, riferiscono i medici, è attualmente quella di un uomo afflitto da una depressione grave, che soffre di allucinazioni e di improvvise perdite di memoria.
“La sua memoria a lungo termine è buona”, riferisce Kouimtsidis, “ma non è in grado di ricordare le cose di tutti i giorni, come l’ora, il giorno e cosa contiene il suo carrello della spesa”.
L’uomo soffre inoltre di una grave forma di rigidità muscolare ai danni del collo e del viso che spesso gli impedisce persino di aprire la bocca.
Una risonanza magnetica compiuta sul suo cervello non ha mostrato particolari lesioni o casi di atrofia cerebrale, tuttavia queste analisi potrebbero non essere abbastanza sensibili da poter riscontare disfunzioni a carico del sistema serotoninergico, ovvero quello deputato alla regolazione dell’umore e della memoria, sostengono i medici.
Ciò che si attendono nell’ospedale londinese è di poter verificare anche solo un parziale miglioramento della condizione clinica del paziente, anche se sono in molti a sospettare che alcuni suoi sintomi potrebbero essere permanenti.


Fonte: Kouimtsidis C et al. Neurological and Psychopathological Sequelae Associated With a Lifetime Intake of 40,000 Ecstasy Tablets. Psychosomatics 2009; 47:86-7.

domenica 25 ottobre 2009

Squadra speciale Ghost

L'opera che propongo qui di seguito, di grandissimo impatto sia a livello visivo che di testi e dialoghi, riesce a coniugare in modo veramente egregio due delle mie più grandi passioni: la fantascienza e il fumetto.

















Di: Masamune Shirow
Editore: Star Comics
Collana: Storie di kappa (n. 117)
Anno di uscita: 2004
N° pagine: 352
Prezzo: € 9,50

Nel giugno del 2004 la Star Comics ha pubblicato in un unico volume sul numero 117 della testata Storie di Kappa Squadra speciale Ghost, l’opera a fumetti che ha consacrato lo sceneggiatore e disegnatore giapponese Masamune Shirow come il signore assoluto del cyberpunk a fumetti.
Questo manga che è apparso per la prima volta in Italia, suddiviso in otto episodi, nel luglio del 1992 sulla rivista Kappa Magazine, edita da Star Comics, è composto da 352 pagine.
Per questa edizione in volume di lusso poi, l’opera ha subito un nuovo adattamento rispetto all’edizione presentata su Kappa Magazine.
È stata inoltre completamente ritradotta e impaginata alla giapponese cioè con lettura da destra verso sinistra.
Il manga è ambientato nell’anno 2029 in un mondo che è ormai completamente informatizzato e in cui è disponibile la tecnologia per creare robot, androidi e varie protesi bioniche.
Per contrastare il crimine alla radice viene creata dal governo la squadra speciale ghost, dotata delle migliori tecnologie e formata da esperti, guidata dal maggiore Motoko Kusanagi e alle dirette dipendenze del primo ministro giapponese.
Sono loro a occuparsi dei casi di polizia più spinosi fino a quando il Marionettista, il più famoso tra i pirati informatici, riesce a sconvolgere il delicato equilibrio che permette l’esistenza di un team del genere.
La serie si compone di diverse avventure che non sono tutte collegate tra di loro.
Lo scopo dell’autore, raggiunto con incredibile maestria, è quello di mostrarci una possibile evoluzione tecnologico-informatica in un contesto prettamente militare.
Il fulcro è comunque il collegamento tra uomo e macchina, in una società dove è sempre più difficile capire dove finisce la macchina e inizia l'uomo.
Il manga, che presenta anche delle pagine a colori, è molto ben disegnato.
I personaggi principali, sono ben caratterizzati e anche l’ambientazione nella quale si muovono i protagonisti è molto credibile.
La storia, che presenta vari livelli di lettura, è tutto sommato lineare nel suo svolgimento: l’unica pecca è forse costituita dallo sforzo dell’autore di rendere credibile la trama eccedendo in particolari pseudoscientifici che possono risultare di difficile comprensione per un lettore che ne è a digiuno.
Proprio per questo motivo, Squadra speciale Ghost, non è una serie adatta a chi preferisce letture semplici o di puro intrattenimento.