sabato 29 novembre 2008

Dal fronte dei colpevoli

In questo post vorrei parlare di un disco che, seppur uscito nel 2005, ho ascoltato solo recentemente edal quale sono stato colpito per il mix di musica pop/elettronica e testi di chiara ispirazione noir.
Dal fronte dei colpevoli, pregevole cd musicale completamente autoprodotto e distribuito tra il 2005 e il 2006, è l’opera prima degli Elettronoir, gruppo di Roma composto da cinque elementi ovvero: Marco Pantosti voce e pianoforte, Matteo Cavucci chitarra e basso, Davide Mastrullo elettronica e campionamenti, Nando Mattera produzione artistica e fonico e Georgia Colloridi voce.
Con un suono che sta a metà tra Morricone e i Cure, tra i Warp e i Labrador, il disco, primo capitolo della trilogia noir Tutta colpa vostra, è un concept album.
Narra le vicende di un criminale, le peripezie d’un ragazzo di nome Franti e la storia di una fuga.
Si avverte in questa opera, oltre al richiamo agli artisti citati, anche un amore viscerale del gruppo per le sonorità degli anni ‘70 che si fondono con testi che si richiamano alle tematiche sociali e ai film propri di quel periodo.
Il tutto mischiato alla new wave più raffinata arricchita dall’uso sapiente di campionature ed elettronica che attualizzano il prodotto, senza mai tralasciare la componente cantautoriale e melodica.
È evidente poi la ricerca, la volontà di costruire una sorta di viaggio emozionale fatto di capitoli, i brani, che si susseguono tra loro seguendo un naturale percorso, logico proprio per la sua instabilità.
Nel disco sono già presenti tutti gli ingredienti della grande corrente cantautoriale italiana con qualche affettazione che saprà trovare collocazione in uno stile pienamente dispiegato.
Poesia e cronaca, thriller e colpi di scena si alternano seguendo un percorso articolato e avvolgente dove la musica funge da colonna sonora, ma sa anche essere protagonista quando la situazione lo richiede.
Dal fronte dei colpevoli costituisce un’opera di rottura, fosca, musicalmente ancora in formazione ma tanto personale e originale da meritare già da ora tutti i riflettori possibili.

martedì 11 novembre 2008

Pinocchio

In questo post, dopo aver elogiato l'ottima rappresentazione del Teatro del Carretto mi trovo a disquisire su un altro spettacolo teatrale ispirato al personaggio di Pinocchio, uno dei miei pallini narrativi.
A dieci anni di distanza da “Fermi tutti questo è uno spettacolo, Pinocchio”, Massimo Ceccherini, Alessandro Paci e Carlo Monni tornano in teatro con una versione riveduta e corretta della pièce portata in scena nel 1998.
Questa rivisitazione in chiave parodistica del celebre romanzo di Collodi sul burattino svogliato e bugiardo che tanto deve imparare sulla vita e sul saper vivere e comportarsi, mette in risalto la verve tipica di Massimo Ceccherini, che interpreta in questo spettacolo, otre al narratore, svariati personaggi come tra gli altri, il tentatore e maligno Lucignolo e una Fata Turchina al di là di ogni tentazione.
Molto bravo anche Alessandro Paci nel dare il volto al segaligno e ossuto Pinocchio, ragazzo/burattino come tanti dei giorni nostri, rockettaro e metallaro, inseguito da una fata turchina ninfomane e amico di un lucignolo cocainomane, ossessionato dalla televisione e da tutto ciò che la vita moderna propina senza riflessione alcuna e, stando alle barzellette che racconta, molto poco collodiano.
Pinocchio però è anche un personaggio positivo che cerca di divincolarsi tra i vari problemi che lo assillano.
Completa il trio di interpreti l’ormai anziano ma eccellente Carlo Monni, attore di teatro e cinema, indimenticabile interprete tanto di film come “Berlinguer ti voglio bene” quanto di letture dantesche, nel ruolo di un Geppetto sguaiato, corrotto e invaghito del potere e un di un Grillo Parlante un po’ sovrappeso, che l’erba la fuma, più che mangiarla…
Affiatati e simpatici i tre attori protagonisti mettono in scena uno spettacolo, che ironizzano in modo feroce sulla vita moderna e sull’Italia di oggi, all’insegna di una comicità tutta toscana, incentrata sia sulla satira politica e sociale che sulla vita di tutti i giorni, caratterizzato da un buon ritmo e da diverse gag e freddure molto divertenti.
Come di consueto quando si parla di una rappresentazione di Ceccherini, secondo il quale la volgarità non esiste poiché nasce dalle nostre fisime, non mancano le battute con il bollino rosso.
Questo Pinocchio in definitiva merita di essere visto oltre che per la bravura dei tre attori nel recitare anche per come esso è strutturato: dall’intervento iniziale di Ceccherini narratore sul palco, all’interazione dei tre attori con il pubblico.
Sicuramente un ottimo prodotto teatrale.