Un grave lutto ha colpito il mondo del giornalismo italiano! Si è spento stamani a 78 anni Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport.
Candido Cannavò è morto stamattina, 22 febbraio, alle 8.48 alla clinica Santa Rita di Milano dove era stato ricoverato giovedì scorso in seguito di una emorragia cerebrale devastante che lo aveva colto proprio mentre era nella sede della Gazzetta dello Sport, in via Solferino a Milano.
Catanese di nascita, ha iniziato la sua carriera come giornalista sportivo nel quotidiano della sua terra, “La Sicilia”, dove ha scritto anche di società e costume, a diciannove anni.
Giornalista dall’autentica passione e rigore e dallo stile limpido e impeccabile, che lo ha portato a vincere numerosi premi, Cannavò ha affiancato il giornalismo ad un forte impegno a favore della sua terra, la Sicilia, preoccupandosi inoltre di realtà sociali problematiche come quella delle carceri e dei disabili.
Dal 1952 al 1955 ha ricoperto la carica di presidente del Cus Catania. Nel 1955 è stato ingaggiato come corrispondente da La Gazzetta dello Sport. Successivamente è diventato anche inviato speciale e tra le manifestazioni di cui si è occupato si ricordano alcuni Mondiali di calcio, ben 9 Olimpiadi e moltissimi Giri d’Italia e Tour de France.
Nel 1981 è diventato vicedirettore, poi condirettore e nel 1983 è succeduto a Gino Palumbo come direttore responsabile del quotidiano.
È rimasto in carica 19 anni, fino al 2002, quando è stato sostituito da Pietro Calabrese. Durante la sua carica, la Gazzetta dello Sport si è consolidata come maggiore giornale italiano, ha iniziato la pubblicazione del settimanale Sportweek e ha aperto il proprio sito web. È stato opinionista, sempre per la Gazzetta, e ha curato le rubriche “Candidamente” e “Fatemi capire”.
Per capire cosa ha significato la firma di Cannavò per il giornalismo italiano è doveroso citare quello che l’avvocato Gianni Agnelli ha scritto di lui: “Non sapremo mai ciò che la medicina ha perso (Cannavo sarebbe dovuto diventare un medico) ma sappiamo quanto ci ha guadagnato lo sport e noi con lui”.
A dare la notizia della morte il figlio Alessandro, anch’esso giornalista.
Oggi, per commemorare l’evento, un minuto di silenzio sui campi di calcio.
Candido Cannavò è morto stamattina, 22 febbraio, alle 8.48 alla clinica Santa Rita di Milano dove era stato ricoverato giovedì scorso in seguito di una emorragia cerebrale devastante che lo aveva colto proprio mentre era nella sede della Gazzetta dello Sport, in via Solferino a Milano.
Catanese di nascita, ha iniziato la sua carriera come giornalista sportivo nel quotidiano della sua terra, “La Sicilia”, dove ha scritto anche di società e costume, a diciannove anni.
Giornalista dall’autentica passione e rigore e dallo stile limpido e impeccabile, che lo ha portato a vincere numerosi premi, Cannavò ha affiancato il giornalismo ad un forte impegno a favore della sua terra, la Sicilia, preoccupandosi inoltre di realtà sociali problematiche come quella delle carceri e dei disabili.
Dal 1952 al 1955 ha ricoperto la carica di presidente del Cus Catania. Nel 1955 è stato ingaggiato come corrispondente da La Gazzetta dello Sport. Successivamente è diventato anche inviato speciale e tra le manifestazioni di cui si è occupato si ricordano alcuni Mondiali di calcio, ben 9 Olimpiadi e moltissimi Giri d’Italia e Tour de France.
Nel 1981 è diventato vicedirettore, poi condirettore e nel 1983 è succeduto a Gino Palumbo come direttore responsabile del quotidiano.
È rimasto in carica 19 anni, fino al 2002, quando è stato sostituito da Pietro Calabrese. Durante la sua carica, la Gazzetta dello Sport si è consolidata come maggiore giornale italiano, ha iniziato la pubblicazione del settimanale Sportweek e ha aperto il proprio sito web. È stato opinionista, sempre per la Gazzetta, e ha curato le rubriche “Candidamente” e “Fatemi capire”.
Per capire cosa ha significato la firma di Cannavò per il giornalismo italiano è doveroso citare quello che l’avvocato Gianni Agnelli ha scritto di lui: “Non sapremo mai ciò che la medicina ha perso (Cannavo sarebbe dovuto diventare un medico) ma sappiamo quanto ci ha guadagnato lo sport e noi con lui”.
A dare la notizia della morte il figlio Alessandro, anch’esso giornalista.
Oggi, per commemorare l’evento, un minuto di silenzio sui campi di calcio.

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